Il comunismo ha il suo vero e proprio atto di nascita in Russia, nel 1917, con la rivoluzione detta d'Ottobre, guidata da Lenin. Non possono infatti considerarsi esperienze di comunismo le brevi vicende della Comune parigina del 1871, né altri esperimenti viziati da utopicità ed episodicità disseminati nel corso della storia precedente (come certi fenomeni ereticali tardomedioevali o come la vicenda di Thomas Muntzer).
Tra le due guerre il comunismo russo si espande in buona parte dei territori dell'ex-impero zarista e dopo l'accordo Molotov-Ribbentropp occupa parte della Polonia e i paesi baltici (Lituania, Lettonia, Estonia).
Dopo la seconda guerra mondiale si verifica un salto di qualità: forte dei suoi meriti nella sconfitta del nazismo Stalin ingloba nella sfera sovietica-comunista i paesi dell'Europa orientale (Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria), mentre Mao-Tze Tung assicura al comunismo l'intera Cina continentale (con l'esclusione della sola, piccola, isola di Taiwan, in cui si rifugia il suo rivale).
Negli anni '60 e '70 il comunismo è in ulteriore fase espansiva: in Africa molti regimi diventano suoi alleati, in Asia cade l'intera regione indocinese (al seguito della guerra del Vietnam), nella stessa America gli Stati Uniti devono fare i conti con Cuba e con vari fenomeni di guerriglia di ispirazione comunista (mitica la lotta di "Che" Guevara), che li costringeranno ad affidarsi a regimi militari (particolarmente traumatico il caso del Cile, dove Pinochet rovesciò la secolare democrazia per impedire il consolidarsi di un regime di sinistra, guidato da Salvador Allende).
Negli anni Ottanta inizia il declino del comunismo:
A Gorbaciov, leader della transizione dal comunismo, va riconosciuto il merito di aver guidato in modo fondamentalmente incruento il passaggio verso la democrazia.
La domanda aperta è: e adesso? Come la politica, in particolare modo quella italiana, è inflenzata dalla storia e dai concetti propri del comunismo? Si può continuare a parlare di comunismo nel 2007?
Restano oggi la Cina, l'Indocina e Cuba: ma anche tali paesi devono ormai adeguarsi agli standard economici del mercato libero e prima o poi l'inarrestabilità delle comunicazioni libere (satellite, internet) minerà in modo irreparabile uno dei pilastri del totalitarismo, ossia il monopolio della informazione e della cultura.
Fonti:
Wikipedia
Culturanuova